Famiglia Oggi, luogo di Democrazia?

Oggi l’assetto mentale degli individui si sta trasformando rapidamente, si sta ampliando. Con l’avvento delle nuove tecnologie e la fluidità che caratterizza il mondo del XXI secolo, si ha la drammatica impressione che non esista più una percezione netta dei confini, che giorno dopo giorno si fanno sempre più sfumati, nebulosi. Ciò avviene a partire dalla società, dagli stessi confini fisici dei paesi, dalla multiculturalità, dal bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti.Inevitabilmente tale confusione estende la propria influenza nella famiglia, dove le barriere perdono forza, giorno dopo giorno. La tecnologia permette al mondo di penetrare all’interno di ogni casa, rompendo e disgregando le pareti del contesto familiare.

Si può affermare che l’immagine classica di democrazia, quella nata nell’antica Grecia come modello che ha ispirato i successivi per molti secoli, non esista più.  E nemmeno esiste quella creatasi nel secondo dopoguerra e che ha dato la voce e la spinta propulsiva agli ideali profondi di rinascita tesi a ricostruire i paesi, primo tra tutti il nostro, in un momento in cui versavano in condizioni tragiche. La società di oggi si colloca, invece, di fronte ad un cambiamento epocale che coinvolge i modelli interni e i riferimenti delle persone, al punto da far vacillare irrimediabilmente l’ideale democratico ritenuto esempio da seguire fino a non molto tempo fa.

Questo elemento ci obbliga, ora, a porre i nostri sforzi in una costante ottica di ricerca, sia per comprendere la direzione in cui si sta muovendo il nostro mondo, sia per individuare un nuovo concetto di democrazia che sia valido e adattabile ai modelli sempre più incerti e ai quadri ideologici poco chiari della nostra società.

Può, dunque, la famiglia di oggi essere un luogo di democrazia?

Il dibattito che si apre di fronte a questo interrogativo deve necessariamente prendere in considerazione le dimensioni del contenimento e dell’educazione.

Nella famiglia allargata tradizionale del XX secolo esistevano gerarchie specifiche, fondate sul patriarcato e su regole non scritte, che definivano e demarcavano i ruoli di ogni membro, disegnando confini precisi e ben individuabili. Oggi, con l’evoluzione culturale e tecnologica ed il cambiamento sostanziale dei nuclei familiari, ai suoi componenti viene più che mai richiesto di essere luogo di diritti, così come di doveri. In uno scenario nel quale talvolta esiste o si pretende assoluta libertà, e dove si è freneticamente alla ricerca di stimoli nuovi, la costante che si manifesta con maggiore frequenza è la mancanza di dialogo.

Eppure, la democrazia deve, prima di tutto, essere dialogo. Ciò richiede consapevolezza non solo tra le maglie della famiglia, ma a partire dalle radici della società, il cui compito fondamentale è quello di programmare se stessa. Ogni cittadino dovrebbe conoscere e comprendere come la propria società agisce, ed anche come è organizzata. All’interno della società, le stesse istituzioni scolastiche, in quanto strumento fondamentale per l’acquisizione di conoscenza, dovrebbero portare gli individui a raggiungere un livello di comprensione tale da conquistare una consapevolezza sufficiente del proprio ambiente di vita. Ciò diventa possibile soltanto mantenendo livelli di istruzione adeguati, aspetto che nella configurazione attuale della società non è per nulla scontato. Un ragazzo che non conosce la storia, o al quale non viene insegnato cos’è la politica, di conseguenza non sarà nemmeno guidato nel dibattito di cui la politica è protagonista, e diverrà scarsamente consapevole della realtà che vive in quanto essere umano e in quanto cittadino. L’ aspetto più preoccupante che emerge da questa riflessione e si pone come ulteriore ostacolo alla crescita individuale è una società profondamente compromessa dal continuo occultamento della verità: un sovraffollamento di notizie delle quali molto spesso non si conosce la natura, né tantomeno l’attendibilità. Diventa impossibile verificare la veridicità di ogni singola informazione e stabilire la bontà di ogni singola fonte. Di conseguenza la democrazia entra in crisi in maniera irrimediabile.

Cosa può fare dunque la famiglia per aiutare i figli ad inserirsi in questo tipo di società, comprendendo e chiarendo quali siano effettivamente i diritti e i doveri?

Si rivela innanzitutto di grande importanza riconoscere come i figli abbiano il pieno diritto di avere idee diverse dai genitori, i quali sono tenuti per primi a rispettare le differenze generazionali. La famiglia dovrebbe essere il principale luogo di democrazia perché è proprio nella famiglia che si impara a sviluppare la capacità di gestire la quotidianità con il coinvolgimento di tutti i membri. È necessario imparare a discutere e ancor di più a non avere timore della discussione, accettando la coesistenza delle opinioni dei ragazzi e degli adulti. I figli dovrebbero essere guidati a gestire le differenze, ad entrare nel loro significato, a non ricevere il messaggio che le differenze siano una calamità. Così come nei rapporti familiari è corretto ed auspicabile che i figli imparino ad ascoltare i genitori, è dunque fondamentale che i genitori permettano ai figli di vivere l’esperienza di essere ascoltati, così che possano sviluppare un sano sentimento sociale nella vita collettiva che li attende al di fuori dalle mura domestiche.

Secondo Alfred Adler, se un essere umano è privo o carente del sentimento sociale, il suo destino sarà quello di andare incontro, con tutta probabilità, ad un disturbo psicologico. Il sentimento sociale risulta perciò importante in quanto rappresenta una realtà che si apprende, in primo luogo, nella famiglia. La sua caratteristica principale è di natura emotiva. Deriva, infatti, dal bisogno degli esseri umani di condividere le proprie emozioni con gli altri ed è sempre indirizzata in funzione della programmazione del proprio futuro. In quest’ottica si può affermare che la società moderna renda sempre più difficoltoso e complicato, per la famiglia, piantare i semi del sentimento sociale, dei diritti e dei doveri.

La complessità e la varietà degli stimoli cui siamo sottoposti rende molto più difficile per la famiglia essere un luogo di democrazia. Se da un lato il nuovo assetto della società richiede livelli sempre più alti e competenze sempre più specifiche, dall’altro la mente dei ragazzi è orientata alla fruizione immediata dei contenuti, che per sua natura rende impossibile un approfondimento delle conoscenze. Inoltre, i nuovi bisogni che scaturiscono dalla tecnologia e dalla dispersività della rete, si ricollegano ancora una volta al concetto di consapevolezza: quando questa viene a mancare o non è stata sufficientemente coltivata, l’approccio a tali strumenti rischia di diventare per i ragazzi controproducente, se non addirittura incontrollabile e dannoso.

La famiglia, allora, pur con notevoli difficoltà e con la percezione crescente che la società stia precipitando nel caos, mantiene il compito prezioso e più che mai fondamentale di costruire una struttura psichica consapevole dei propri figli, e ciò diventa possibile, in ultima analisi, soltanto recuperando e nutrendo adeguatamente la dimensione della relazione.

Valentina Guidani -  Incontro 'La Famiglia Oggi: luogo di democrazia?' tenuto il 22 ottobre 2018 dal dottor Mazzoli Giansecondo presso la Biblioteca San Pellegrino, nell'ambito del ciclo BiblioDays2018

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