Maschilità in crisi?

Il tema della maschilità e della sua crisi mi interroga professionalmente da molto tempo. Nel 1993 a Parma, insieme ad alcuni colleghi adleriani, organizzammo un convegno nazionale sulla situazione del maschile di quel periodo (Contributi pubblicati sul n.ro 34 della Rivista SIPI). Sono trascorsi 25 anni da allora e le situazioni di crisi della maschilità mi appaiono in ulteriore aumento. La stessa letteratura internazionale in merito sta proponendo riflessioni e preoccupazioni che mi sembra opportuno accogliere e capire, utilizzando gli strumenti della individualpsicologia. La psicologia adleriana, infatti, ci permette di cogliere limpidamente sia la particolarità di ogni situazione individuale, ma anche il contesto socio culturale in cui queste situazioni si propongono e in cui le dobbiamo capire e collocare.

Numerosi sono i fattori alla base di questa crisi del maschio attuale, soprattutto nel mondo occidentale. La giusta battaglia per la parità dei diritti da parte delle donne ha raggiunto risultati elevati, auspicati dalle proteste femministe degli anni 70 e 80 dello scorso secolo ma non completamente attuati ai tempi. Le nuove forme di produzione del reddito hanno di fatto pareggiato le capacità richieste da quasi tutti i lavori, ad eccezione di quelli più gravosi. Nel frattempo i maschi, fatte salve molte situazioni individuali, hanno reagito a questi cambiamenti percependone solo gli elementi negativi e perdendosi in sterili resistenze, evitamenti e confusioni identitarie.

Così si può affermare che il mondo femminile ha mostrato di sapersi appropriare giustamente di molte competenze anche maschili, pur conservando le forti valenze femminili, a partire dalla maternità. Gli uomini, non tutti, sembrano permanere in posizioni inefficaci in cui mostrano di perdere terreno nelle loro proprie competenze. Faticano ad esprimere gli aspetti più affettivi ed emozionali che potrebbero proporre come completamento della propria identità, soprattutto nella coppia e nella paternità.

Nella nostra cultura è, purtroppo, consuetudine operare delle semplificazioni dividendo ciò che è indivisibile: uomini e donne, maschi e femmine sono due parti di un intero che è l’umano. Si perdono in questo modo le tensioni necessarie a comprendere il bisogno di cooperare fra i due sessi, di trovare gli elementi di collaborazione e di condivisione. In questo senso prendiamo atto di spunti fortemente supercompensatori sia a carico del maschile, ma anche in alcune rivendicazioni femminili.

Per tutto questo e per altro ancora ho quindi ritenuto opportuno proporre un approfondimento della tematica della situazione attuale del maschile attraverso le concettualizzazioni adleriane psicologico-sociali e psicoterapeutiche. Gli strumenti della Psicologia Individuale chiariscono limpidamente le dinamiche interessate nelle relazioni fra i sessi, la loro storia e i possibili futuri. Grazie anche alla collaborazione attiva e sapiente di tre psicoterapeute adleriane, anche relatrici della giornata, formate alla Scuola di Psicoterapia Adleriana di Reggio Emilia, ho promosso questa occasione di approfondimento che ha come titolo “Il Maschile ferito” e che mi auguro possa contribuire a capire meglio i fenomeni correlati e ad individuare le linee possibili di intervento psicoterapeutico.

Il tentativo sarà quello di porre queste riflessioni dentro la cornice della cooperazioni fra i sessi, riallacciando, nel possibile, quello che viene troppo spesso diviso e studiato singolarmente, come se ciò fosse possibile senza perdere la necessaria visione di insieme. Maschi e femmine sono l’”umano”.

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