Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS)

Reazione psicofisica normale ad un evento stressante di natura estrema

La categoria diagnostica del DPTS comparse, per la prima volta, nel 1980, all’interno del DSM-III (American Psychiatric Association) (Yule, Williams, Joseph, 2000). Successivamente, sulla base del DSM-IV-TR (American Pychiatric Association, 2000), il DPTS fu definito un “disturbo legato ad un evento traumatico esterno”.

In termini clinici, tale disturbo può essere definito come “una reazione psicofisica normale a un evento stressante di natura estrema: una sindrome psicobiologica che rimanda ad una serie interrelata di sintomi, i quali concorrono a formare una reazione prolungata al trauma che influisce su tutte le dimensioni del funzionamento comportamentale e le risposte psicofisiologiche” (Ardino V., Il disturbo post-traumatico nello sviluppo, Unicopli, Milano, 2009, p.284).

Il trauma viene definito come un’esperienza nella quale la persona vive direttamente o assiste ad un evento che può comportare morte o minaccia di morte o lesioni gravi o pericolo per l’integrità fisica propria e degli altri (criteri del DSM-IV-TR per il DPTS), ancorché queste condizioni non sono sufficienti per una diagnosi da DPTS: occorre, infatti, osservare la risposta all’evento con paura intensa, impotenza e orrore. Il DPTS è caratterizzato da alcuni sintomi tipici: 
•    sintomi intrusivi: sensazione di rivivere l’evento traumatico attraverso diversi modi, tra i quali ricordi intrusivi, incubi, flashback, fenomeni dissociativi, disagio psicologico e/o reattività fisiologica (occorrono uno o più di questi sintomi); 
•    sintomi di evitamento e di confusione: tentativi di evitare pensieri, emozioni, luoghi, situazioni, persone che possono essere associabili e possono ricordare l’evento traumatico, difficoltà o impossibilità a ricordare aspetti dell’esperienza traumatica, riduzione degli interessi, alienazione, diminuzione dell’interesse per le possibilità future (occorrono tre o più di questi sintomi); 

•    sintomi di iperattivazione emotiva: problemi nel sonno, nella capacità di concentrazione, facile irritabilità e scoppi d’ira, ipervigilanza (occorrono due o più di questi sintomi). 
Inoltre i sintomi devono avere una durata di circa un mese, i sintomi acuti, invece, hanno una durata che va dall’uno ai tre mesi. Nel caso specifico di bambini che hanno subito maltrattamenti, con esito di attaccamento disorganizzato (trauma relazionale precoce), Liotti afferma che eventi stressanti successivi a siffatti traumi infantili possono riattivarne la dinamica interna disfunzionale, per il crollo di sistemi motivazionali controllanti della disorganizzazione dell’attaccamento primario.

La categoria diagnostica del DSM-IV-TR (American Pychiatric Association, 2000) risulta essere non adeguata, poiché non riesce a spiegare la complessità del trauma, in particolare quello cumulativo che avviene in periodi lontani (l’infanzia di un paziente ormai adulto). Inoltre, questa categoria, mal si presta per descrivere la vita mentale e le reazioni dei bambini che crescono in ambienti fallimentari e traumatizzanti, per cui diventa difficile anche poter comprendere cosa sia traumatico nell’infanzia e quali sintomi specifici vengano messi in atto nell’infanzia (Farina, Liotti, 2011b).
 

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