La fibromialgia: tutto ciò che lo psicologo deve sapere

  • Venerdì, 17 Settembre 2021 dalle 15:00 Fino a 18:30
Tadolini Gianni

La fibromialgia è una sindrome spesso invalidante, caratterizzata da sintomi diversi il più importante dei quali è un dolore cronico e diffuso che interessa il sistema muscolo-scheletrico. Il dolore fibromialgico viene considerato “idiopatico”, cioè privo di una causa precisa ed individuabile. Anche se di recente la sindrome fibromialgica è stata consegnata alla competenza dei reumatologi, appare comunque correlata a tratti personologici la cui osservazione si dovrebbe avvalere del contributo dello psicologo. Pertanto è importante che si formino psicologi clinici appositamente addestrati a valutare e gestire il dolore neuropatico e psicogeno.

Se parliamo ad un paziente di fibromialgia osserveremo reazioni diverse, in uno spettro di emozioni che vanno dalla paura all'incredulità. Molti reagiscono con apprensione a fronte  di un concetto clinico di cui conoscono i contenuti in maniera vaga ed a volte pregiudizievole. Ma anche il medico può non avere le idee chiare, tantomeno lo psicologo.

D'altra parte la fibromialgia è una sindrome – cioè un insieme di sintomi con eziopatogenesi multifattoriale – alla cui diagnosi si arriva in gran parte per esclusione. Cos'é necessario escludere? Di fondo alcune malattie gravi delle aree reumatologica, ortopedica, neurologica e psichiatrica, che possono presentare sintomi uguali a quelli della fibromialgia. Nella diagnosi differenziale è importante tenere in considerazione, ad esempio, la sclerosi multipla, la malattia di Lyme, l'artrite reumatoide, la cosiddetta CIDP (polineuropatia demielinizzante cronica), nonché la “conversione” psicosomatica di derivazione psichiatrica, più frequente ed insidiosa di quanto non si creda (Freud parlava di isteria di conversione).

Certamente – là dove c'è infiammazione neuromuscolare, anche se sotto-soglia e non evidente – è possibile la presenza di dolore idiopatico, cioè una manifestazione di sofferenza algica, avvertita dal soggetto, alla quale però non è possibile collegare una causa diretta.

Ma procediamo con ordine e proviamo a decrivere un soggetto fibromialgico tipico: spesso (ma non sempre) è un adulto di sesso femminile; lamenta una dolenzia ad andamento cronico, o almeno frequente, non acuta, a volte urente (sensazione di bruciore) localizzata in alcune zone del corpo: braccia, gambe, collo e cingolo scapolare, area lombare, più raramente glutei e perineo. Il dolore è invalidante, ma sopportabile e si intensifica con gli stress emotivi, con la fatica, con l'umidità e la stagione fredda. La persona solitamente riesce a svolgere le propie mansioni lavorative e domestiche, ma con comprensibile mortificazione di ogni spinta vitale. Il fibromialgico appare allora cupo e provato, non di rado infastidito da ciò che lo circonda.

L'idea che ci siamo fatti – per altro abbastanza condivisa in genere anche dai reumatologi – osservando negli anni i pazienti con dolore muscolare idiopatico, è che la componente personologica sia di fondamentale importanza nella patogenesi del quadro: oserei dire che “i fibromialgici si assomigliano tutti”. È un'affermazione volutamente esagerata, ma contiene uno sfondo di verità. All'anamnesi psicologica remota si rintraccia sovente un'antica aggressività rimossa, radicata in pregresse e mai risolte situazioni conflittuali o in frustrazioni ataviche mai veramente superate. Il fibromialgico ha spesso validi motivi per essere arrabbiato, ma raramente ha espresso questo sentimento in maniera costruttiva, il più delle volte si è ritirato in un bozzolo d'implosione energetica dal quale esce solo con sprazzi di disforia episodica. Spesso ha tendenza alessitimica, cioè non riconosce le proprie emozioni e le trasforma in rigidità somatica.

Dalla esperienza di alcuni psicologi, per altro discussa e condivisa con diversi medici, abbiamo appreso che una percentuale significativa di fibromialgici risponde positivamente al trattamento con antidepressivi. Abbiamo visto casi di dolore cronico, insistente da anni, avere un miglioramento evidente e duraturo dopo due mesi di cura con antidepressivi serotoninergici e noradrenergici, soprattutto la duloxetina, tanto da indurre alcuni clinici a considerare la fibromialgia una sorta di “depressione mascherata”.

Affrontiamo ora, sia pur succintamente, il capitolo della terapia, privilegiando, dato il contesto, la riflessione sulla psicoterapia. È nostro parere che nel soggetto fibromialgico la terapia psicologica sia sempre opportuna, naturalmente là dove le caratteristiche personologiche del soggetto stesso la consentano: il paziente dev'essere disponibile, sufficientemente capace di introspezione e portato a stabilire una relazione tranferale col terapeuta di natura positiva. È importante inoltre la disposizione culturale ad accettare l'esistenza di una corrispondenza tra universo psichico e fenomeni somatici.

In un'ottica bioenergetica è molto probabile che l'individuo abbia messo in atto inconsapevolmente meccanismi di difesa arcaici, sorretti (al livello biologico/funzionale) da un prevalere della tonalità simpatico-adrenergica (lotta e fuga) su quella parasimpatico-colinergica (resa ed inattività). Il fibromialgico cronicizza uno stato d'allerta, di apprensione nei confronti della vita, con conseguente atteggiamento di ipercontrollo. La stanchezza che sovente avverte non è da leggersi esclusivamente in senso biochimico, ma anche bioenergetico: spende una gran quantità d'energia nella gestione della quotidianità, a volte con la preoccupazione di non essere all'altezza, di non farcela, di non arrivare in tempo. È necessario quindi, per il buon esito della cura, che il paziente esca dallo schema mentale dell'essere un “condannato ai lavori forzati” (quindi dalla cronicità simpatico-adrenergica) ed inauguri – ovviamente per passi graduali – una modalità esistenziale in cui l'alternanza attività-riposo scandisca effettivamente il percorso di vita.

Il fibromiargico non riposa mai veramente, neppure durante il sonno notturno: lo stato di allerta, inconscio e cronico, riduce le fasi di sonno ad onde-delta, per cui la muscolatura resta attiva, con quella miotonicità che dovrebbe caratterizzare solo gli stati dell'agire. Il riposo dovrebbe essere un vero non-agire (e quando parlo di “azione” non intendo necessariamente l'agire materiale, ma soprattutto l'agire mentale).

In conclusione possiamo affermare che il fibromialgico è un soggetto psicosomatico in cui una predisposizione personologica e forse genetica favorisce la conversione di fattori emozionali in processi infiammatori somatici. La rieducazione alla percezione ed alla gestione delle emozioni, unitamente all'appropriato aiuto farmacologico, possono essere per il paziente un vero e proprio percorso di liberazione.

 

Destinatari 

Gli incontri sono rivolti a Psicologi, Psicoterapeuti, Medici e, più in generale, cultori di materie psicologiche.

Docente

Gianni Tadolini (Bologna 1950), psicologo-psicoterapeuta di formazione analitica, ricercatore biomedico. Ha da sempre diviso la sua vita professione tra rapporto con i pazienti ed attività di studio sul meccanismo d’azione dei farmaci, collaborando con diversi istituti di ricerca. Da anni si occupa del dolore neuropatico e psicogeno specializzandosi su questi temi anche con la partecipazione a percorsi formativi dedicati.

Contributo per la partecipazione all'incontro

- La quota di partecipazione è di 20 Euro (iva inclusa)

- Ai Soci dell’Istituto Adler di RE, in regola con il versamento della quota associativa 2021, non è richiesto alcun contributo

- Per studenti di Psicologia e Medicina, psicologi che stanno seguendo il tirocinio post lauream o che stanno valutando la specializzazione in psicoterapia, l’accesso al corso è gratuito

Modalità di partecipazione

Ai partecipanti è richiesto di registrarsi al sottoriportato link. La prenotazione è obbligatoria.

Dopo la registrazione verrà comunicato il link di collegamento alla piattaforma zoom. Si tratta di un programma che,  nel momento in cui si clicca per partecipare all'incontro, apre automaticamente la sessione programmata senza richiedere una registrazione.

Rispondendo affermativamente alle domande il software provvederà ad interfacciarsi con i sistemi di acquisizione video e audio del vostro PC (webcam, microfono/cuffie e così via); la piattaforma è compatibile con Windows, iOS, Linux e principali dispositivi mobili (iPhone, iPad, Android).

E' possibile anche se non raccomandabile anche la connessione da cellulare smartphone scaricando l'app gratuita "Zoom Cloud Meetings".

Gli incontri sono realizzati in collaborazione con la Scuola Adleriana di Psicoterapia. Per maggiori informazioni, scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o chiamare il numero 0522 438600.

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