PORTE APERTE PER CONOSCERCI: Supervisione di un caso clinico adolescenti

Eventi per conoscere la Scuola di Specializzazione
  • Venerdì, 15 Settembre 2017 dalle 15:00 alle 19:00
Albertella Cristina

La Supervisione di Gruppo che avverrà con i colleghi del II anno della Scuola, prenderà in esame un caso di completa psicodiagnosi che un allievo della Scuola ha completato con un paziente adolescente nel corso del proprio tirocinio formativo. La discussione dei dati rilevati nel corso della psicodiagnosi (colloqui clinici e referti dei test somministrati) consentiranno di elaborare il progetto terapeutico. Sarà esaminata la relazione terapeuta – paziente adolescente e si cercherà di individuare le tecniche idonee alla conduzione della psicoterapia. L’incontro sarà condotto da Cristina Albertella, docente e formatrice della Scuola Adleriana di Psicoterapia.

Un aspetto sicuramente affascinante della formazione alla pratica psicoterapeutica è l’esame di un caso clinico. Il conoscere la situazione di un paziente che chiede aiuto per superare le sue difficoltà, il poter comprendere il senso dei sintomi che lo affliggono, il capire come si sono sviluppate le problematiche nel suo mondo interiore e nelle sue relazioni interpersonali, è materia che suscita sempre un elevato interesse. Una condivisione in un gruppo di supervisione di un caso clinico rappresenta un’opportunità eccellente per sperimentare questo interesse.

E’ anche coinvolgente capire le caratteristiche della relazione che viene in essere tra uno specifico paziente e un determinato terapeuta. Ogni relazione clinica è unica e irripetibile ed è uno strumento, certamente molto delicato, nel processo di cura. La relazione prende forma fin dal primo incontro e si nutre delle emozioni e dei sentimenti di entrambi gli attori delle sedute. Un compito importante per lo psicoterapeuta è l’essere consapevole del flusso emotivo che scorre tra lui e il paziente e dei significati psicodinamici che assume nel percorso terapeutico. Tuttavia, nella pratica del lavoro clinico si osserva che questa consapevolezza resta parziale e che rimangano in ombra alcuni aspetti, a volte anche decisamente importanti. Questo accade perché ciascuno di noi esercita la comprensione del mondo emotivo entro i limiti del proprio sistema psichico. Un gruppo di supervisione, con la sua dinamica interattiva, aiuta ad ampliare i limiti della personale comprensione.

La relazione diviene il contenitore del caso clinico e, sua volta, la relazione vive entro i limiti del setting, di quell’insieme di regole che danno specificità al lavoro terapeutico. Anche questa dimensione operativa è soggetta, nella pratica clinica, a rischi di strutturazioni non corrette. Lo psicoterapeuta può conoscere bene la teoria della tecnica, sapere bene le regole da rispettate, ma nel tradurle nella realtà del rapporto con uno specifico paziente può distorcerle in modo più o meno marcate senza esserne consapevole. Un gruppo che supervisiona il caso osserva come il setting è strutturato e aiuta lo psicoterapeuta a correggere gli eventuali errori che potrebbero incidere negativamente nella relazione terapeutica.

Lo strumento della supervisione di gruppo, rappresenta quindi un valido aiuto per comprendere come si sta sviluppando il processo di cura con quel determinato paziente, su quali caratteristiche emotive si è impostata la comunicazione, se l’alleanza terapeutica va consolidandosi o rischia delle fratture. Uno psicoterapeuta che espone il proprio caso ai colleghi di un gruppo di supervisione espone anche sé stesso, esce dall’ambiente protetto del proprio studio: fa un atto coraggioso che è sempre sostenuto dal sentimento di solidarietà e di non giudizio che si sviluppa tra i colleghi di un gruppo. Il compenso per l’aver offerto allo sguardo degli altri è il ricevere i loro feed back che vanno a far luce sulle parti non viste nella relazione con il paziente. Si può ben comprendere quanto sia interessante e coinvolgente una seduta di supervisione di gruppo di un caso clinico.

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