L'indirizzo teorico

    Il sistema teorico che ispira la metodologia e la prassi terapeutica della Scuola è la Psicologia Individuale di Alfred Adler. Si tratta di una teoria psicodinamica che esplora la strutturazione della personalità nell’età infantile e il conseguente funzionamento nella vita adulta. I suoi costrutti teorici permettono di indagare il rapporto tra il Sé e la realtà di cui è possibile cogliere le dimensioni costruttive e le deviazioni patologiche. Le tecniche psicoterapeutiche che ne derivano permettono di correggere gli errori dello stile di vita collegando l'osservazione delle manifestazioni comportamentali con le spinte inconsce di matrice irrazionale. 

    Alfred Adler (1870 – 1937) ha formulato la sua teoria negli stessi anni in cui Freud elaborava la psicanalisi. La figura di Adler, poco approfondita negli studi delle università italiane, è spesso associata a Freud perché, anch’egli viennese, condivise fino al 1911 le idee e le esperienze che maturavano nel gruppo degli psicanalisti.  Dopo il distacco dal gruppo, propose il suo sistema teorico mettendo a frutto idee che era andato definendo negli ultimi anni della collaborazione con Freud e che portarono a un nuovo impianto epistemologico. Chi studia la Psicologia Individuale si trova di fronte a un sistema che poco o nulla ha mantenuto della psicanalisi, a testimonianza della grande creatività espressa da Alfred Adler. 

    La Psicologia Individuale, arricchita nelle sue formulazioni iniziali dagli studi e dalle esperienze fatte nei decenni successivi dagli adleriani in diverse parti del mondo, si è rivelato di grande efficacia per le attività terapeutiche. Adler ha insegnato che ogni personalità si struttura intorno alla ricerca della sicurezza; fin dall’infanzia il bambino stabilisce inconsapevolmente gli orientamenti verso i compiti che la realtà impone. Questi orientamenti modellano lo stile di vita che può essere sano, costruttivamente disposto ad affrontare la realtà o patologico se spinto a evitare le responsabilità richieste dalla vita. L’indagine psicoterapeutica sulle mete inconsce ha l’obiettivo di portare sul piano della consapevolezza gli orientamenti di base e, attraverso la relazione terapeutica, avviare i cambiamenti nelle parti  disarmoniche.

    La teoria di Adler considera l’uomo nella sua irripetibile unicità, osserva i modi che utilizza per condurre la sua  esistenza e cerca le radici delle motivazioni negli orientamenti inconsci. La Psicologia Individuale è una “psicologia pratica” che sottolinea l’importanza di avere progetti di vita realistici da perseguire, che possono essere realizzati per la compresenza di una buona autostima e di una adeguata fiducia negli altri: una combinazione necessaria per permettere al Sé creativo, di ciascun uomo è dotato, di realizzare i propri obiettivi esistenziali.

    I disturbi psicologici nascono da distorsioni spesso precoci che s’incistano nel mondo emotivo profondo e fanno sentire, a tutte le età, i propri effetti nei comportamenti disarmonici e nelle sofferenze interiori che alimentano moti di costante insoddisfazione verso di Sé, gli altri e la vita.  E’ questo il campo di azione dello psicoterapeuta adleriano che, in una relazione cooperativa con il paziente, esplora le radici del malessere, individua gli orientamenti erronei, le carenze nei progetti di vita e aiuta a riformulare gli atteggiamenti verso l’esistenza.

    La Psicologia Individuale è oggi arricchita dagli approfondimenti compiuti da studiosi adleriani che, dopo la morte del Maestro, hanno sviluppato le sue intuizioni a contatto con diverse culture. Trovandosi ad operare in diversi Paesi del mondo, i seguaci di Adler hanno potuto sviluppare metodi di applicazione e tecniche operative adattate ai diversi contesti, sia nelle attività di prevenzione che in quelle di cura.

    La Scuola può quindi attingere a un quadro teorico ricco e articolato, che spazia dagli approcci più pragmatici degli studiosi americani a quelli più intimistici favoriti dal background filosofico europeo. I primi hanno sviluppato l’anima psicopedagogica del pensiero di Adler, molto utile negli interventi di prevenzione e di sostegno, mentre i secondi hanno approfondito maggiormente l’indagine psicodinamica sulle determinanti inconsce del comportamento.

    La particolare organizzazione concettuale di Alfred Adler non ha solo ispirato i lavori delle generazioni di adleriani che continuano a lavorare sui suoi capisaldi teorici. Ha anche dato spunto a studiosi che si muovono in orizzonti teorici diversi, che hanno approfondito i concetti che Adler ha espresso nelle sue opere, spesso non citandone la provenienza.   La Scuola, quindi, considera con molto interesse lo studio delle teorie psicologiche che hanno ampliato la conoscenza dei concetti adleriani, anche se attraverso strade epistemologiche diverse.

    Tuttavia la Psicologia Individuale è normalmente poco conosciuta. Nei piani di studio universitari italiani viene spesso trascurata e la alstudioso che dopo un primo periodo di adesione al movimento psicanalitico da cui si è successivamente per fondare una nuova corrente di pensiero. Le poche nozioni trasmesse lo ricordano come il padre del complesso d’inferiorità, della volontà di potenza e della protesta virile. Nel migliore dei casi è  anche ricordato come lo studioso che ha anticipato la psicologia di comunità e la medicina psicosomatica.

    In realtà la Psicologia Individuale è di grande interesse sia per la forte coerenza interna sia per la possibilità di spiegare la strutturazione della personalità e il funzionamento psichico conscio e inconscio. E’ inoltre un sistema teorico flessibile che ben si presta a integrazioni coerenti con nozioni approfondite da altri approcci teorici.

    I testi qui redatti vogliono fornire spunti di conoscenza della teoria e del trattamento psicoterapeutico della Psicologia individuale e qualche nota biografica di Alfred Adler, senza essere naturalmente sostitutivi dell’abbondante bibliografia.  

    Le origini della Psicologia Individuale

    Adler e Freud

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    Alfred Adler è il padre del sistema teorico conosciuto come Psicologia Individuale. Ha operato nei primi decenni del Novecento assieme al gruppo degli psicoanalisti che facevano capo a Freud. La sua fama è rimasta per lungo tempo confinata a circoli ristretti e non ha raggiunto il largo pubblico, nonostante il suo sistema teorico sia di grande interesse, abbia un potenziale esplicativo delle dinamiche psichiche indubbiamente valido e possieda un ben articolato metodo terapeutico. La noncuranza del mondo accademico verso la teoria di Adler e bilanciata dai percorsi degli che studiano, apprezzano e si appassionano a questa teoria solo dopo la conclusione degli studi universitari.

    Per avvicinarsi alla figura e all’opera di Adler è bene possedere qualche nozione storica: Adler ha elaborato il suo metodo di cura lungo l’arco dei primi tre decenni del Novecento, in un periodo nel quale si avviavano gli sviluppi e la progressiva articolazione di quell’insieme di conoscenze dei dinamismi mentali che avrebbero portato alla nascita della psicologia dinamica. Già negli ultimi decenni dell’Ottocento, numerosi studiosi avevano compiuto attente osservazioni sui fenomeni clinici, alla ricerca delle regole del funzionamento mentale ma sarebbero stati gli studiosi dei primi decenni del Novecento a raccogliere i risultati più fecondi. E’ opinione unanime identificare in Freud, Adler e Jung i rappresentanti più significati di questa schiera di studiosi, tanto che sono conosciuti con l’appellativo di “Padri Fondatori della psicologia dinamica”.

    Si tratta di tre personaggi eccezionalmente creativi: ciascuno ha elaborato un sistema teorico-pratico in grado di spiegare il funzionamento mentale e di curarne le distorsioni; ciascuno è partito da proprie posizioni filosofiche, culturali ed esperienziali ed ha sviluppato linee di pensiero originali. Spesso si è scritto, erroneamente, che il rapporto tra i tre grandi vedesse Adler e Jung in posizione subordinata rispetto a Freud ed è probabile che la maggiore diffusione della psicoanalisi freudiana abbia alimentato questa visione.  

    La Psicologia Individuale è meno nota al largo pubblico della psicoanalisi freudiana, ma ciò non indica una differenza di valore tra i due sistemi concettuali. La fortuna di Freud e del movimento da lui creato ha ragioni molteplici che non riguardano tanto la natura delle concezioni teoriche o l’efficacia della prassi terapeutica quanto il fascino, d’impronta romantica, dell’indagine sulle zone irrazionali dell’animo umano. Inoltre le eccellenti doti di Freud, sia come scrittore (tutti i suoi libri sono di piacevole lettura) sia come organizzatore  hanno significativamente contribuito alla diffusione del movimento psicanalitico. Per contro, le concezioni adleriane riflettono una razionalità di stampo illuminista che di per sé suscita minor fascino; Adler fu sempre poco attento a curare gli aspetti organizzativi dei centri di Psicologia Individuale e i suoi scritti hanno un’impronta letteraria non molto attraente. L’accostamento dei due studiosi, comunque, è parte della loro storia: per un periodo di poco inferiore a un decennio i due uomini collaborarono attivamente nelle famose serate del mercoledì organizzate in casa Freud. Adler era uno dei partecipanti più attivi e restò tale fino alla definitiva rottura con il movimento psicoanalitico avvenuta nel 1911.

    Il “dopo Freud”

    Scenario dell’opera di Adler fu la Vienna dei primi trent’anni del secolo scorso. In questa città si laureò in medicina nel 1895 e iniziò la sua carriera di medico. Durante il decennio di collaborazione con Freud, Adler elaborò idee autonome che sarebbero divenute nuclei importanti per il successivo sviluppo delle sue teorie. Dopo l’uscita dal movimento psicoanalitico, precisò ulteriormente le proprie idee al punto da sentire di aver creato un sistema autonomo, tale da permettergli di fondare, nel 1912, la Società per la Libera Psicoanalisi, un gruppo che, dopo breve tempo, si ridefinì come Società per la Psicologia Individuale.

    diploma-di-psicologia-individuale-anticoIl periodo di feconda elaborazione nella città di Vienna proseguì per il successivo ventennio (dal 1912 al 1934): tenne conferenze, scrisse articoli per riviste scientifiche, pubblicò volumi che esponevano le sue idee. In questi scritti è possibile seguire lo sviluppo delle sue concezioni teoriche e il suo impegno scientifico e sociale. Nel 1920 iniziò la collaborazione con le istituzioni educative della Città, convinto che i principi della Psicologia Individuale fossero utili allo sviluppo di personalità sane, a ridurre la frequenza delle malattie mentali e a contribuire al miglioramento della società. Istituì centri di consultazione medico-pedagogici per genitori, insegnanti e educatori, giardini d’infanzia e scuole sperimentali che funzionavano sotto la sua diretta supervisione. Convinto della validità delle sue idee e dei metodi d’intervento tanto nel campo della prevenzione quanto in quello della psicoterapia, Adler iniziò, verso la metà degli anni ’20, a diffondere la Psicologia Individuale in Europa e qualche anno più tardi negli Stati Uniti. Agli inizi degli anni ’30 passava buona parte del suo tempo in America e quando nel 1934 in Austria fu soppresso il partito socialdemocratico e la minaccia nazista divenne sempre più reale, si trasferì definitivamente negli Stati Uniti. In un suo scritto aveva previsto la catastrofe che presto si sarebbe scatenata sull’Europa; tuttavia non riuscì a essere testimone diretto degli orrori della grande guerra perché nel 1937, durante un giro di conferenze in Scozia, fu colto da collasso cardiaco che lo portò alla morte.

    L’attualità di Adler

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    La teoria e il metodo di cura elaborati da Adler hanno un’innegabile originalità. La sua creatività consiste nell’aver trovato delle linee di collegamento tra le diverse dimensioni dell’esperienza: Adler ripensò con acutezza alla storia della sua vita, ordinò in modo attento le osservazioni che come medico andava compiendo e visse da protagonista sia lo spirito del tempo sia gli eventi politici e sociali. Operò tra questi elementi una fusione creativa facendo emergere una teoria in grado di spiegare la realtà psicologica dell’uomo. Figlio del suo tempo, trasse anche ispirazione dalle idee presenti nel tessuto d’inizio secolo e utilizzò come mattoni concettuali idee di altri pensatori. È, infatti, possibile rintracciare le fonti del pensiero adleriano in Marx, Darwin, Nietzsche, Bachofen, Vahingher; in pensatori del passato come Aristotele, i filosofi stoici e Kant.

    L’opera di Adler ha avuto uno strano destino: a dispetto della limitata diffusione che la Psicologia Individuale ha avuto un incredibile influsso sulla psicologia contemporanea. Concetti oggi largamente utilizzati e ritenuti patrimonio del pensiero psicologico, si trovano già formulati nell’opera di Adler: l’unità bio-psichica dell’uomo, il complesso di inferiorità, l’aspirazione alla superiorità, lo stile di vita, la costellazione familiare, il sentimento sociale, lo spirito di cooperazione. Affermare che Adler abbia influenzato la moderna medicina psicosomatica e che possa essere considerato un precursore della psicologia sociale e della psicoterapia di gruppo ha un solido fondamento. Fu anche un pioniere nell’applicare la psicologia al campo dell’educazione dando rilevanza alla dimensione della prevenzione. Molti di questi contributi non sono stati (e non vengono tuttora) riconosciuti, tanto che Ellenberger nel suo ineguagliabile lavoro dal titolo “La Scoperta dell’Inconscio, afferma:  “Sarebbe difficile trovare un altro autore da cui, come da Adler, si è preso tanto, da ogni punto di vista, senza tuttavia riconoscerlo. La sua dottrina è diventata, per usare un’espressione tipicamente francese, una “miniera aperta al pubblico”, vale a dire un luogo in cui ciascuno può andare a prendere ciò che gli aggrada senza sentirsi minimamente in colpa.“

    Lo sviluppo della Psicologia Individuale

    Approccio allo studio

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    Chi desideri avere un’idea sufficientemente accurata della costruzione teorica del pensiero adleriano può riferirsi alle fonti originarie. L’esposizione più sistematica della Psicologia Individuale è contenuta in un volume che Adler scrisse negli anni più maturi della sua produzione scientifica e che ha per titolo “Conoscenza dell’uomo”. Il lettore che ne esamini il contenuto vi scoprirà una psicologia pratica, concreta, una psicologia della “quotidianità”, semplice e facilmente utilizzabile anche da soggetti di media cultura. L’impronta relazionale emerge in modo netto: il significato dei dinamismi psicologici individuali è spiegato alla luce degli effetti prodotti sull’ambiente e dei condizionamenti che questo ha sull’individuo. La personalità è descritta come il prodotto dei continui rapporti interpersonali che, a partire dalla primissima relazione madre – bambino, includono successivamente il padre, poi l’intera costellazione familiare per allargarsi, infine, alla comunità sociale. Non si tratta, quindi, di una psicologia intimistica, che vede l’uomo impegnato in un’indagine dell’interiorità che trascura il mondo esterno, ma di una psicologia che propugna la conoscenza del sé personale in costante relazione con gli altri e con l’ambiente, convinta dell’importanza di realizzare sul piano di realtà un costruttivo e creativo progetto di vita.

    Per acquisire una conoscenza organica dell’opera di Adler si dovrebbe seguire lo sviluppo del suo pensiero fin dalle prime formulazioni teoriche. Un simile percorso aiuta a comprendere il modo in cui le matrici biologiche, psicologiche, sociali e filosofiche da cui Adler muoveva, abbiano trovato connessioni sempre più precise nel trentennio di progressive elaborazioni, revisioni, ampliamenti teorici e metodologici. Il sintetico contributo che segue presenta le tre tappe fondamentali, compiute da Adler nella sua carriera di studioso. Possono servire al lettore come traccia per ulteriori approfondimenti.  

    Il primo periodo: dallo stato di inferiorità alla ricerca della superiorità

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    L’avvio della carriera di Adler come studioso dell’animo umano è segnata da una breve monografia dal titolo “Indagine sulla salute dei sarti” apparsa nel 1989. Si trattava di un’opera di medicina sociale in cui Adler dimostrava che le malattie non erano causate solo da microbi o da veleni ma anche dalle caratteristiche del contesto ambientale. Venivano esaminati i mezzi e gli strumenti a disposizione dei sarti, le caratteristiche del mercato, il numero di ore giornaliere dedicate al lavoro, le pressioni della condizione economica. La monografia non aveva finalità esplicite di denuncia, ma divenne tale perché Adler non mancò di sottolineare l’insensibilità e il disinteresse degli organismi statali verso la salute di una categoria di cittadini. L’importanza di questo lavoro è duplice: da un lato è tra le prime (se non la prima) opere di medicina sociale; dall’altro segnala un giovane studioso non ossequiosamente prostrato di fronte all’organizzazione sociale e alla medicina ufficiale, ma in coraggiosa e costruttiva polemica, mosso dall’interesse verso il sociale, dalla logica preventiva, dalla difesa delle classi deboli. Nello stesso periodo Adler iniziò la collaborazione con riviste specializzate: in più articoli comparvero temi relativi all’importanza dell’educazione per la salute delle classi sociali più deboli e della prevenzione, campo in cui il medico, visto come educatore, può dare contributi importanti. Non è noto se Adler avesse studiato a fondo gli insegnamenti di Marx; è certo comunque che ne fu influenzato anche se rifiutò sempre qualsiasi adesione attiva al movimento politico.

    Nel periodo della collaborazione con il gruppo degli psicanalisti Adler scrisse un saggio dal titolo “Studi sull’inferiorità organica” (1906). Si tratta di un libretto di un centinaio di pagine che presenta idee originali, non sovrapponibili alle logiche freudiane. Adler prese le mosse da concetti al tempo già noti e sviluppò con sistematicità l’idea che il corpo umano ha sempre un “organo più debole”, implicato spesso nell’insorgenza della malattia. Citando numerosi esempi, Adler dimostra che la presenza dell’organo debole attiva dei processi compensativi. La matrice è biologica, ma Adler propone in modo deciso il salto nello psichico; rileva come in soggetti portatori di inferiorità organica si possano osservare movimenti compensatori che plasmano la personalità e influiscono sulle scelte di vita: accade che portatori di disturbi dell’udito siano divenuti valenti musicisti, soggetti con problemi alla vista abbaino scelto di dedicarsi alla pittura, balbuzienti che siano diventati oratori. Concentrandosi sull’organo inferiore si avvia il processo di compensazione che può permettere un funzionamento soddisfacente, tale da pervenire, talvolta, a livelli di superiorità. In questi movimenti psichici Adler individua il nucleo della dinamica nevrotica che verrà compiutamente esplicitata qualche anno dopo. La percezione di uno stato di inferiorità produce una spinta al suo superamento, che può diventare la ragione unica ed esclusiva della vita: l’aspirazione a costruire la sicurezza sentendo la superiorità sugli altri.

    A questo proposito è importante cogliere la componente creativa delle riflessioni di Adler, studioso che assorbe gli influssi dominanti del tempo, ma di cui non resta prigioniero. La cultura dell’epoca era permeata da idee ispirate al darwinismo: Hobbes teorizzava la lotta di tutti contro tutti, “homo homini lupus”, per cui solo i più adatti avevano i mezzi per sopravvivere e i deboli erano destinati a soccombere. Adler, invece, considerando la posizione dei deboli, resi tali da una qualche inferiorità, assume la posizione opposta: l’inferiorità non è causa di sconfitta, ma diventa un potenziale motore verso il riscatto e la superiorità.

    Il secondo periodo: individualità e unicità dell’essere umano

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    I primi elementi della nuova teoria prendono forma più compiuta dopo la separazione dal movimento psicanalitico. Nel 1912 Adler pubblica “Il temperamento nervoso” che è la prima esposizione dei suoi concetti, relativi alle dinamiche mentali e alla genesi dell’organizzazione della personalità. Il volume non presenta un’esposizione organica della teoria, ma sviluppa collegamenti concettuali decisamente originali. Adler presenta come elemento essenziale l’idea dell’individualità intesa come unicità e irripetibilità di ogni essere umano e come indivisibilità delle parti costituenti il sistema uomo: ogni singola caratteristica psicologica riflette la personalità complessiva. “L’individuo – sostiene Adler – rappresenta un tutto unificato per cui ogni parte coopera per il raggiungimento della meta comune”. In quest’affermazione sono contenute, in nuce, le idee che nell’opera trovano adeguati ampliamenti: la vita è movimento e ogni momento mostra i segni del passato, presente e futuro; la vita psichica è teleologica perché tende verso una meta e il comportamento può essere compreso esaminando gli obiettivi verso cui tende. Ne “Il temperamento nervoso” Adler esplora la dinamica della nevrosi: questa si origina dalle sensazioni di inferiorità, non solo organiche, ma anche sociali. Tali sensazioni possono evolvere in sentimenti d’inferiorità che sono alla base di strategie orientate alla ricerca della sicurezza. La condizione che meglio garantisce lo stato di sicurezza è la ricerca della superiorità in un ambito particolarmente valorizzato dall’ambiente: può essere la superiorità nella morale, nei possedimenti materiali, nella forza fisica, nell’acume intellettuale o altro. Queste strategie compaiono fin dalla prima infanzia, un periodo della vita in cui la percezione della realtà è incerta e parziale. Si formano così degli schemi di azione, interiorizzati precocemente e resi autonomi nel loro funzionamento al punto da non essere più riconosciuti nei loro significati originari: si crea così un’area d’inconsapevolezza che può essere qualificata come “inconscia”. In questa costruzione concettuale compare una differenziazione importante rispetto all’idea freudiana d’inconscio. Per Adler l’inconscio è “in primis” un aggettivo, usato per qualificare parti non riconosciute; per Freud l’inconscio ha prevalentemente valore di sostantivo indicante una zona dell’apparato psichico. Le strategie non riconosciute, organizzate attorno a mete anch’esse inconsce, originano le costruzioni finzionali. Il nevrotico soffre perché vive in un mondo di finzioni; queste organizzano il modo di percepire la realtà. Chi soffre si sente sempre in posizioni d’inferiorità e il mondo appare organizzato in coppie di significati che si contrappongono: “alto – basso”, “virile – femminile”, “trionfo – sconfitta”, “gloria – umiliazione”. Tra questi estremi si muove la ricerca della superiorità, sempre però accompagnata dalla sfiducia di poterla realmente raggiungere. Ne deriva un inevitabile restringimento del campo di attività, che prende forma con l’allontanamento dagli impegni concreti e con l’evitare le responsabilità.

    Il lavoro di Adler segnala punti di contatto con altre teorie: è vicino a Freud nel considerare la determinante importanza della vita infantile nella costruzione della personalità e a Bebel per il concetto di protesta virile (ad indicare la ribellione della donna alla posizione di inferiorità date le caratteristiche della società del tempo improntata alla valorizzazione del maschile). Gli spunti più significativi sono tratti dal filosofo neo kantiano Vaihinger, noto come il filosofo del “come se”. Vahinger fornì ad Adler lo schema concettuale per dare significato ai comportamenti e alle azioni dell’uomo. L’uomo, pensava Adler, si comporta “come se” esistessero delle norme ideali che orientano e danno significato alle scelte e all’agire concreto. La personalità sana è quella che accetta come norme ideali quelle che vedono il benessere dell’individuo in armonia con gli interessi degli altri e della collettività. Il nevrotico, invece, elabora una norma ideale personale che riflette primariamente gli interessi egoistici e si comporta “come se” la propria costruzione fosse la verità assoluta.

    Il terzo periodo: il sentimento sociale e il Sé creativo

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    L’esperienza del conflitto mondiale, le inaudite crudeltà e le difficoltà sociali ed economiche che ne seguirono, portarono Adler a rinforzare la centralità del sentimento di comunità, che considerò sempre più essenziale per lo sviluppo sano della personalità. Nella visione più matura, Adler preciserà il concetto: lo ridefinì “sentimento sociale”, un elemento del corredo innato dell’uomo. Nel 1920 pubblicò il volume “Teoria e prassi della psicologia individuale”. In questo lavoro Adler applica i concetti della Psicologia Individuale alla patologia. Compaiono le interpretazioni della psicodinamica della melanconia, della schizofrenia, dell’alcoolismo, delle perversioni sessuali e dell’anoressia nervosa.

    Nello stesso periodo, Adler s’impegnò in attività che lo presentano nelle vesti di psicologo dell’infanzia, pioniere nel campo dell’educazione e della psicoterapia infantile. Le riflessioni teoriche e le indicazioni operative nel campo della psicologia evolutiva sono espresse in lezioni, conferenze, articoli che saranno raccolti, sul finire degli anni ’20, nella trilogia “Psicologia del bambino difficile”, “Psicologia Individuale nella scuola” e “Psicologia dell’educazione”. In questi lavori Adler riprende i principi formulati fin dal 1912, li riesamina nella loro genesi e li amplia con aspetti di metodo dal carattere innovativo. Nel lavorare con i bambini in difficoltà Adler sperimenta l’importanza di portarli a essere consapevoli delle direzioni sbagliate che inconsapevolmente seguono con i loro comportamenti disturbanti. Per correggerli, è necessario aiutarli a cambiare infondendo in loro il coraggio, perché alla base di qualsiasi disagio vi è sempre una sostanziale perdita di fiducia. I genitori e gli insegnanti devono essere compartecipi dei progetti di cambiamento; i bambini con problemi psicologici possono essere trattati anche con terapie di gruppo. Questa parte del lavoro di Adler nasce dal genuino interesse per l’infanzia e dal fermo convincimento dell’importanza della prevenzione; gli ha altresì permesso di verificare i dinamismi che influiscono sulla costruzione della personalità. Adler ha creativamente sviluppato le sue idee applicando i principi della Psicologia Individuale e sebbene non fu mai in contatto con i pedagogisti del tempo, né con i fermenti che andavano crescendo nelle culture scolastiche europee e americane, sviluppò originali impostazioni pedagogiche.

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    Nel 1927 pubblica “Conoscenza dell’uomo” e nel 1932 vede la luce “Il senso della vita”. In queste opere Adler fornisce l’esposizione più sistematica della sua teoria, il frutto più maturo delle sue elaborazioni. In questi scritti ridefinisce la visione teleologica, introduce il concetto di sé creativo, dà al sentimento di superiorità una posizione cardine nella dinamica evolutiva della personalità, considera il sentimento sociale come istanza innata. Il sé creativo è la facoltà che presiede alla coordinazione delle percezioni, dei pensieri, della memoria, dei sentimenti e alla costruzione di un’organizzazione della personalità, guidata dagli obiettivi che nel corso dello sviluppo sono stati assunti come essenziali per la conquista della sicurezza. Per indicare la personalità organizzata Adler sceglie il termine stile di vita. Lo stile di vita è l’impronta soggettiva dell’individuo, la trama che dà significato all’esperienza, non rigidamente fissata, suscettibile di ristrutturazioni e cambiamenti. Il discorso sul sentimento di superiorità viene ripreso da una diversa prospettiva. Negli scritti precedenti aveva valore di spinta dinamica verso la sicurezza, sostenuta dalla pulsione aggressiva, con intenti compensativi rispetto al sentimento di inferiorità. Sono qui ribaltati i termini della precedente concezione: il sentimento di superiorità viene considerato innato, l’uomo è naturalmente spinto all’affermazione di sé e l’equilibrio della persona si realizza armonizzando tale spinta con il sentimento di essere parte di un tutto. Anche il sentimento sociale acquista valenza di elemento strutturante la personalità. Compito delle figure importanti che nell’infanzia accompagnano la crescita del bambino deve essere quello di fare emergere, nutrire e rinforzare il sentimento sociale. Se il sentimento sociale non si sviluppa, ne conseguirà un disturbo psicologico caratterizzato dal rifiuto di accettare la logica della comunità che sfocerà in “un uso privato delle capacità intellettuali abbinato all’enfatizzazione di un interesse personale ed egoistico”.

    Aspirazione alla superiorità e sentimento sociale entrano in relazione dialettica e dal loro equilibrio nasce una personalità sana. Il primo dei due costrutti ha spesso richiamato la volontà di potenza (espressione di nietzschiana memoria) al punto che alcuni hanno affermato che Adler l’avesse utilizzata in sostituzione della libido freudiana. Certamente l’influenza di Nietzsche fu notevole ma la volontà di potenza del suo superuomo è cosa ben diversa da quanto Adler abbia inteso con la stessa espressione. 

    Diverse fonti che hanno ispirato il concetto del sentimento sociale. Si è già detto dell’influenza di Marx, ma è anche probabile che Adler conoscesse il progetto di soluzione dei problemi sociali di Popper Linkeus, che teorizzava che ogni membro della società potesse vedere soddisfatte le proprie esigenze vitali, materiali e culturali. Pare anche significativo il contatto con i pensatori russi che ritenevano che dal popolo nascesse la lingua, l’arte, la poesia e che nel popolo risiedesse una saggezza da riscoprire. È anche possibile che gli influssi di queste fonti venissero dalla moglie, la moscovita Raissa Epstein, che in gioventù aveva frequentato i circoli intellettuali sovietici.

    Uno sguardo di sintesi

    Alfred-Adler-007La sintetica esposizione dello sviluppo e dei capisaldi del pensiero di Adler può rendere comprensibili le concezioni su cui poggia l’intero sistema della Psicologia Individuale. Adler ha impostato le sue riflessioni teoriche “come se” esistessero alcune “verità fondamentali” che costituiscono la base concettuale per comprendere l’uomo. Queste verità fondamentali hanno valore assiomatico e sono formulabili come principi. Questi sono:

    • Il principio dell’unità: l’essere umano è un’unità biopsichica. La dicotomia mente-corpo rappresenta un dualismo che non permette la comprensione dell’attività dell’uomo; le varie funzioni psichiche partecipano ad un funzionamento unitario e non possono essere in conflitto tra loro.
    • Il principio del dinamismo: la vita non può essere concepita senza movimento. Le azioni, le fantasie, le idee, i sogni segnalano sempre un orientamento teleologico. Non si può sfuggire alla legge del movimento, ma l’uomo può scegliere la propria direzione.
    • Il principio dell’influenza gruppale: ogni individuo è influenzato in innumerevoli modi da tutte le forze presenti attorno a lui e a sua volta influenza l’ambiente in cui vive. La percezione corretta e l’accettazione positiva delle influenze di queste costanti interazioni costituiscono il nucleo su cui può svilupparsi il sentimento di comunità.
    • Il principio della spontanea strutturazione delle parti in una totalità: tutti gli elementi costitutivi della psiche (sensazioni, percezioni, immagini, ricordi, fantasie, sogni, azioni concrete) si organizzano in funzione dello stile di vita. Osservando le espressioni di una qualunque funzione psichica si possono trarre informazioni sull’orientamento e sugli scopi perseguiti della personalità.
    • La legge della verità assoluta: esiste una norma immaginaria a cui l’individuo dovrebbe conformarsi e ispirare la propria condotta al fine di realizzare l’equilibrio tra la legittima autoaffermazione e i bisogni della comunità.

    Il Trattamento nella Psicologia Individuale

    Psicodinamica dei disturbi mentali

    La storia delle psicologie dinamiche ricorda che tutte le teorie sono nate da osservazioni empiriche legate alla prassi terapeutica. Anche per Adler fu il contatto con i pazienti a offrire il materiale su cui riflettere, ricercare i significati latenti dei comportamenti manifesti, costruire ipotesi e verificarne la fondatezza. Le ripetute osservazioni delle manifestazioni dei disturbi mentali portarono Adler a convincersi della presenza di precise caratteristiche psicologiche presenti in tutti i quadri patologici, che sottostanno le multiformi manifestazioni sul piano della sintomatologia.

    Sia i nevrotici che gli psicotici (e oggi, con terminologia attuale, potremmo parlare anche di Disturbi di Personalità) mettono tra sé e la realtà una fondamentale distanza, che cresce proporzionalmente alla gravità del disturbo. Il nevrotico adotta strategie per tenersi lontano dalle richieste poste dalla vita, nascondendosi la natura delle proprie operazioni di evitamento; lo psicotico incrementa la distanza a tal punto da recidere i ponti con il senso comune, difendendosi nella fittizia sicurezza di una propria logica privata. Il nevrotico stabilisce la distanza costruendo delle finzioni che generano sofferenza perché restringono il campo d’azione e frustrano l’ambizione al successo; lo psicotico rinforza le finzioni costruendo un mondo illusorio che non lo libera dall’angoscia, ma lo protegge dal mondo, avvertito inconsciamente come disgregante.

    Alla base dell’esigenza di mantenere la distanza e costruire finzioni difensive, Adler rileva la carenza o l’assenza di fiducia in Sé e nei propri simili. Entrare in relazione con gli altri è un’esperienza vissuta a livello inconsapevole come pericolosa: dall’angoscia dell’essere sopraffatto, annullato, propria dello psicotico, a quella dell’essere messo in condizioni d’inferiorità, ridicolizzato e sminuito, caratteristica del nevrotico. La sfiducia che agisce sul registro inconsapevole perché interiorizzata sulle esperienze precoci, dei primi anni di vita, che iniziano con la comunicazione emotiva madre-bambino.

    La sfiducia negli altri e nella positività delle relazioni interpersonali rende difficoltoso lo sviluppo dell’autostima che appare gravemente carente nel nevrotico e completamente assente nello psicotico. Questa, infatti, si costruisce sui rinforzi sociali, sul sentimento dell’essere accolto, approvato, apprezzato. Un’autostima menomata o assente rende difficoltoso o impossibile pensare e sviluppare un progetto di vita personale. Lo sviluppo di un progetto di vita creativo dovrebbe vedere l’uomo espandersi nei campi dell’umana attività, che Adler definiva compiti vitali. La scelta di questa espressione sottolinea l’esigenza di un impegno costruttivo sul piano della realtà. Adler individua nella vita affettiva, nella partecipazione alla vita della comunità e nel lavoro, i tre compiti vitali che, nel progetto di vita, devono trovare un’armonica integrazione. Lo squilibrio in uno dei compiti vitali si riflette inevitabilmente negli altri due, pregiudicando così il progetto di vita nel suo complesso. Seguendo quest’ottica diviene chiara l’affermazione di Adler secondo cui alla base di ogni disturbo mentale vi è una carenza o un’assenza di sentimento sociale.

    Cenni di tecnica terapeutica

    Uno psicoterapeuta adleriano, accogliendo un paziente, sa di avere di fronte una persona scoraggiata, che ha perso o non ha mai avuto fiducia in sé stessa e negli altri e che ha costruito uno stile di vita orientato a fuggire impegni e responsabilità. Sa inoltre che, a dispetto della sua richiesta cosciente di recuperare benessere e modificare gli aspetti disarmonici presenti nella propria vita, il paziente vuole, in realtà, mantenere intatte le proprie rassicuranti finzioni. È allora importante accoglierlo e impostare il colloquio in un’atmosfera amichevole, in modo da favorire il più possibile l’avvio di un rapporto di fiducia. Se il paziente si sentirà a suo agio sarà disposto a rivelare più cose della propria vita.

    Nella visione di Adler, gli obiettivi del lavoro psicoterapeutico consistono nel riportare i pazienti a sperimentare la fiducia in sé stessi e nei propri simili, a ridurre la distanza tra sé e il mondo e ad affrontare i compiti e le responsabilità fino ad allora evitati. Nel percorso verso il benessere il terapeuta adleriano sa che i miglioramenti del paziente inizieranno a manifestarsi progressivamente con lo smascheramento delle prime finzioni, con la riduzione di un approccio egocentrico, con lo sviluppo del sentimento sociale e con l’incremento delle capacità di cooperare in un’ottica di sana autoaffermazione. Quest’ultima verrà avvertita come costruttiva se in grado di favorire la crescita del paziente e del gruppo sociale a cui appartiene.

    Gli obiettivi della psicoterapia sono perseguiti attraverso un lavoro costante e approfondito che Adler pensava dovesse articolarsi in più momenti:

    • un primo momento di esplorazione dei diversi aspetti della vita del paziente, attuato ripercorrendo gli accadimenti della sua vita. È il piano della raccolta delle narrazioni, relative ai vissuti nella costellazione familiare d’origine, ai ricordi d’infanzia, alle esperienze scolastiche, alle amicizie infantili e poi adolescenziali, allo sviluppo sessuale, alla scelta del lavoro, alla vita affettiva, al matrimonio e così via.
    • con il procedere del lavoro clinico, lo psicoterapeuta si impegna a ordinare e collegare le emozioni, i sentimenti, le fantasie, i pensieri e le azioni e a ricercare gli orientamenti inconsci verso cui il paziente tende e le strategie che, a tale scopo, ha messo a punto. Lo psicoterapeuta procederà come un astronomo che voglia determinare la traiettoria di una nuova stella: fisserà un certo numero di posizioni successive in base alle quali ricostruire il percorso e la direzione seguita dalla stella. È questo il piano della ricerca dei significati in cui il paziente è portato a comprendere che il senso che attribuisce agli aspetti della sua vita, a ciò che è accaduto e che accade, dipende dalle opinioni che si è formato fin dalla prima infanzia.
    • L’esplorazione dei significati aiuta il paziente a comprendere le proprie costruzioni finzionali, strutturate in passato per auto-proteggersi, ma che nella realtà attuale, presentano carattere disarmonico. Il paziente e lo psicoterapeuta ricostruiscono la peculiare organizzazione delle componenti affettive, volitive e relazionali sviluppate rispetto a sé stesso e ai rapporti tra sé e l’ambiente. È questo il piano delle interpretazioni che porta a ricostruire lo stile di vita del paziente.
    • Le mete inconsciamente perseguite fin dall’infanzia e le finzioni costruite per auto-proteggersi (comprese e interpretate come parte dello stile di vita) richiedono una riformulazione secondo un’ottica più adulta. Questa è una fase delicata perché al paziente è richiesto di progettare un nuovo orientamento, decidendo di accantonare i finalismi di derivazione infantile. In questa fase del lavoro terapeutico il paziente deve sentire lo psicoterapeuta particolarmente vicino, figura che lo accompagna, per dirla con Adler, come un amico che ne sa di più.
    • La bontà di ogni progetto, è ben noto, dipende dalla sua traduzione nella realtà; se resta nella sfera delle idee non è trasformativo. È necessario il coraggio per avviare delle modifiche, dapprima sul piano del comportamento e, a seguire, su quello degli atteggiamenti. Questa parte della psicoterapia è definita da Adler la fase del collaudo; solo la sperimentazione nella realtà potrà decondizionare dalle abitudini del passato e consolidare nel tempo le nuove e più sane acquisizioni comportamentali. Anche in questa fase il sostegno e l’incoraggiamento dello psicoterapeuta sono di fondamentale importanza.

    Le fasi di lavoro teorizzate da Adler non sono da intendersi come definite in un rigido ordine sequenziale, ciascuna propedeutica all’altra. Si tratta di momenti che sfumano l’uno nell’altro in un processo di progressive riconsiderazioni con un andamento che richiama l’immagine della spirale piuttosto che il percorso di una linea retta.

    L’intero percorso psicoterapeutico è in sostanza un rapporto in cui due persone devono cooperare come pari in un compito comune. Il terapeuta deve dare prova di essere capace di collaborare, deve mostrare profondo interesse e sollecitudine per il benessere del paziente. Quest’atteggiamento, spesso, risulta incomprensibile al paziente che è abituato a rapporti competitivi e di sfruttamento. Il terapeuta deve essere consapevole che non mancheranno tentativi di denigrarlo, di farlo cadere in contraddizione o dimostrare la sua mancanza d’interesse. Adler dà molte descrizioni dei tranelli in cui il paziente, inconsciamente, tende a far cadere lo psicoterapeuta e sottolinea l’importanza delle intuizioni e della sensibilità emotiva che lo psicoterapeuta deve possedere.

    Per interpretare la dinamica del rapporto, Adler non utilizza i termini di matrice psicoanalitica “transfert” e “controtransfert” ma il loro significato relazionale è comunemente accettato e adoperato da qualsiasi psicoterapeuta adleriano. Questi è sempre attento alle dinamiche emotive che si sviluppano sia nel paziente sia nella propria interiorità perché solo un’attenta e corretta gestione della relazione permette l’instaurarsi dell’alleanza terapeutica. Questa non si crea immediatamente: è necessario talvolta un lungo lavoro per aiutare il paziente a sviluppare la necessaria fiducia, indispensabile per avviare e completare una riprogettazione dello stile di vita.  

    Bibliografia essenziale

    La quantità di scritti che permettono di approfondire la conoscenza della teoria di Alfred Adler è molto estesa. Si riportano qui di seguito solo alcuni volumi, di facile reperibilità, che potrebbero essere consultati da chi voglia ulteriori nozioni sull’impianto teorico della Psicologia Individuale. Si tratta di testi di Adler e di studiosi adleriani italiani e stranieri.

    I testi di Adler consigliati sono i seguenti:

    • Adler, A., (1920), Teoria e Prassi della Psicologia Individuale, Astrolabio, Roma, 1992
    • Adler, A., (1926), Psicologia Individuale e conoscenza dell’uomo, Newton Compton, Roma, 1994
    • Adler, A., (1930), La Psicologia del bambino difficile, Newton Compton, Roma, 1973
    • Adler, A., (1931) Che cos’è la Psicologia Individuale, Newton Compton, Roma,1976
    • Adler, A., (1933) Il senso della vita, De Agostini, Novara, 1990

    I testi consigliati di autori adleriani e di studiosi che hanno trattato approfonditamente la Psicologia Individuale sono i seguenti:

    • Ansbacher, H., Ansbacher, R., La psicologia Individuale di Alfred Adler, Martinelli, Firenze, 1997
    • Ellenberger, H.F., La scoperta dell’inconscio, Boringhieri, Torino, 1970
    • Parenti, F., Alfred Adler, Laterza, Bari, 1990
    • Parenti, F., La Psicologia Individuale dopo Adler, Astrolabio, Roma, 1987
    • Parenti, F., Pagani, P.L., Lo stile di vita, De Agostini, Novara, 1987
    • Sanfilippo, B., (a cura di), Itinerari adleriani, Franco Angeli, Milano, 1998
    • Ponziani, U., (a cura di), Psicologia e dimensione spirituale, Editrice il Mulino, Bologna, 2004
    • Shulman, B.H., Mosak, H.H., Manuale per l'analisi dello Stile di Vita, Franco Angeli Editore, Milano, 2008

    Pubblicazioni

    L’Istituto, in sinergia con l’operatività della Scuola di Psicoterapia, si pone come centro di produzione di cultura psicologica. Il bisogno di interrogarsi sui necessari adeguamenti dei concetti teorici  - utilizzati come chiavi interpretative per capire ciò che accade - e delle conseguenti tecniche di intervento, produce riflessioni che muovono dalle mutevoli condizioni sociali e dall’emergere di nuove forme di disagio.

    I risultati delle riflessioni e delle ricerche prendono forma di testi scritti per favorire la condivisione. Gli scritti possono essere raccolti negli spazi del presente sito o organizzati nella Rivista ufficiale dell’Istituto “Il Sagittario” di cui si rendono qui disponibili alla consultazione gli ultimi numeri.  

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